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A chi tocca?”

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Testo: Filippo Chiello
Regia: Aidi Tamburrino

Con:
Gabriele Ciavarra
Yuri Ferrero
Giorgia Goldini
Marco Mazza

Scenografia: Catherine Chanoux

Il progetto

Questo progetto parte dall’intento di portare in scena il teatro dell’assurdo, restituendogli la sua funzione originaria di “motore di ribaltamento” del pensare comune e di “lente di ingrandimento” sui meccanismi relazionali e sulle dinamiche del vivere sociale.

In un contesto come quello contemporaneo il teatro dell’assurdo, secondo noi, non può non considerare l'importanza di un tema sociale come quello dell’integrazione culturale, facendosi promotore dello scardinamento del pensare comune su l' emarginazione.

“A chi tocca?” propone, infatti il tema dell'emarginazione come una condizione esistenziale che ci riguarda da vicino.

E' uno spettacolo che ha come protagonisti dei personaggi buffi, divertenti, grotteschi, rinchiusi in una stanza, abitanti di una diversità che alla fine risulta scarsamente classificabile dentro una categoria precisa. Lo definiremmo quasi un Beckett al contrario. All’apparenza sembrano desiderare che niente mai accada a rovinare l’equilibrio di entrate ed uscite dalla stanza, in un movimento che si vorrebbe esterno.

La donna non esce mai. Gli uomini escono, ma uno per volta. Chi è dentro, rimane a  vivere la paura del non ritorno dell’altro, a misurare fiducia e ansia, a ristabilire relazioni e ruoli nell’eventualità che l’altro torni o non torni.

L’altro immancabilmente rientra, a volte confuso.

Il dentro permette lo svilupparsi di dinamiche precise, un gioco che si ripete e ricomincia più volte.

Poi, evidentemente qualcosa di inaspettato accade..

Il testo che si muove tra teatro dell’assurdo ed esistenzialismo passionale, come un ottimo equilibrista cammina arditamente tra lirismi, attese, non sense, battute comiche e sangue.

La regia ritrova nel testo una sequenza geometrica di contenuti e forme e, in effetti, la messa in scena prevede la suddivisione in quattro quadri, non esplicitamente dichiarati, in ciascuno dei quali il motivo portante è l’uscita di un personaggio dalla stanza e il suo rientro pieno di sogni e nuovi pensieri.

La regia estremizza le indicazioni drammaturgiche fissando gli attori in pose quasi immobili e gesti “stranianti”.

La danza sintetizza il mondo altro che ogni personaggio immagine per sé, viene usata per dare vita e spazio ai sogni; è dunque un linguaggio “altro” che si inserisce come un pensiero, che spiega, che rende esplicito l’intuibile non detto.

La messinscena è essenziale.

La scena quasi spoglia. Quattro sedie, costumi poveri, luci bianche, ma..

Trama

Antonio, Nicola, Pietro e una donna sono “rinchiusi” in una stanza. A turno gli uomini, a seconda di “a chi tocca”, escono a recuperare il necessario per la sopravvivenza verso un fuori forse molto pericoloso. Quando ritornano “tornano un po’ malati di testa” e più che spaventati o “senza testa” tornano pieni di sogni e di speranze. E come in una routine senza fine prosegue questo via vai di “ a chi tocca?” fino a quando accade ciò che non avrebbe dovuto mai accadere, forse una tragedia da cronaca nera. Allora uno per volta i personaggi trovano la forza per uscire e non tornare, per andare finalmente a “prendersi le cose che hanno visto”, lasciando la donna sola a domandarsi, ad un inaspettato bussare di porta, “a chi tocca?”.

I quattro personaggi di “a chi tocca” (emigranti, pazzi, rifugiati politici, emarginati, morti? Non lo sapremo mai con certezza!) ci insegnano che quando il fuori fa paura è lo specchio di un fuori che abbiamo dentro.

Dove siamo stati

"A chi tocca?" ha debuttato al Circolo dei Lettori di Torino. É stato presentato al Teatro del Lavoro di Pinerolo e al Teatro Baretti di Torino. Ha partecipato al festival Morenica 2010/Universi Diversi, cantiere canavesano.

Dicono di noi

Di Maura Sesia - la Repubblica

Febbraio 2011.

A  chi tocca?

Strana storia quella dei quattro internati (in casa? nell’aldilà? in manicomio?) protagonisti di A chi tocca? del drammaturgo Filippo Chiello, diretta da Aidi Tamburrino e recitata con esatta adesione da Gabriele Ciavarra, Yuri Ferrero, Giorgia Goldini, Marco Mazza; l’allestimento è di Bottega Bottoni, in collaborazione con Compagnia Sillabe e con il contributo della Circoscrizione 8. Un quartetto di personaggi, Antonio Nicola e Pietro, tre giovani ed una donna più matura, seduti su scranni di fortuna di fronte al pubblico. Si parlano ma non si guardano. Berciano ma non si vedono. Unica occupazione possibile e consentita è lo sproloquio, non c’è spazio per l’affetto, i rapporti sono di mutuo soccorso per la mera sopravvivenza, c’è molta tensione, i dialoghi sono scarni ed astiosi, poi, baluginano qua e là frammenti di racconti, di passato e presente fantasiosi, si descrive una signora elegante e bellissima ma forse uccisa e la donna del gruppo, verso la chiusa, si confida rammentando un amore profondo, ammaliante. Chi siano o dove stiano costoro non è dato saperlo, la cornice è quella del teatro dell’assurdo, l’atmosfera è intrisa di Samuel Beckett. Talvolta l’inquietudine si smorza in siparietti danzati e cantati. A chi tocca uscire per procurare pane ed acqua? E’ ripartito tra i maschi il dovere di avventurarsi in una città presumibilmente impraticabile, devastata da un cataclisma, una guerra civile conseguente ad una dittatura, un luogo reso invivibile da un putiferio non ben identificato. I quattro sono protetti dalle pareti, vestono stracciati, si nutrono di briciole, centellinano gocce. Il bislacco quadro vivente incatena l’attenzione del pubblico, accorso numeroso a stipare il Teatro Baretti. Spettatori sedotti dall’accorata umanità dei quattro attori, che rispecchiano una realtà allo sfacelo, ma non così lunare. Dove si va a parare in un mondo privo di ogni comodità, senza viveri, scevro di elettricità, quindi di televisione? I quattro parlano e parlano perché non hanno davvero nient’altro da fare. Vivere però è rischiare e se fuori si soccombe è comunque necessario andarci. Sarà la sorte individuale a decretare vittorie e sconfitte. Qui, misurando gli applausi, questa follia mesta e grottesca, ha convinto la platea.

http://comune.sistemateatrotorino.it/?p=350

Per vedere il video: http://www.youtube.com/watch?v=xZYtA9X07-8