/Solitudo
Fabio Castello Project

Solitudo non è uno spettacolo.
E’ un tempo dedicato all’ascolto, allo stare, in un susseguirsi d’immagini dedicate al tema della spiritualità.”

/ Da un’idea di Fabio Castello

/Liberamente tratto da “Ogni cosa alla sua stagione” di Enzo Bianchi

/Training e cura dei movimenti scenici Doriana Crema

/Di e con Fabio Castello, Doriana Crema, Raffaella Tomellini
/Scene Lucia Giorgio
/Fonica Paolo De Santis

/Luci Massimo Violato
/Musiche Roberto Regis, Aldo Mella, Johann Sebastian Bach
/Con il benestare del Monastero di Bose

/Con la collaborazione Fondazione Live Piemonte dal Vivo, Il Mutamento Zona Castalia, Morenica Cantiere Canavesano, Torino Spiritualità,Viartisti Teatrimpegnocivile

/Un ringraziamento a Gisella Bucciarelli, Santa Bisignano, Renato Cravero, Aldo Rendina
/Produzione Le Sillabe

Il cammino di Solitudo è nato dal desiderio di approfondire lo studio di alcuni aspetti della natura umana nei confronti della spiritualità, intendendo per spiritualità quella ricerca che a partire dall’interiorità dell’essere si rivolge all’assoluto. Abbiamo iniziato il nostro percorso, partendo dalle parole del testo “Ogni cosa alla sua stagione” di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose (comunità formata da monaci e monache, provenienti da chiese cristiane diverse, che vive pienamente il dialogo ecumenico. La comunità nasce nel 1965 ) A partire dalla lettura, la nostra attenzione si è rivolta direttamente a quella figura, che più di altre potesse rappresentare l’esperienza di una vita spirituale: il monaco.
Abbiamo deciso quindi di continuare il viaggio incontrando direttamente nello spazio della comunità di Bose, la quotidianità dei monaci e delle monache che la abitano.Abbiamo vissuto una settimana nella semplicità dell’accoglienza, nella semplicità degli spazi, la cella, il refettorio, la chiesa, i prati intorno e nell’ascolto di quel silenzio profondo che porta in sé la parola spiritualità. Questo vissuto ha aperto nuove riflessioni e nutrito il lavoro di ricerca svolto a seguire, in sala prove, a partire dalla memoria di azioni osservate e agite come: stare, attendere, accogliere, ascoltare, guardare, piangere, sorridere, lasciare andare.

“Quest’anno ho piantato un viale di tigli, li ho piantati per rendere più bella la terra che lascerò, li ho piantati perché altri si sentano inebriati dal loro profumo, come lo sono stato io da quello degli alberi piantati da chi mi ha preceduto.”
/Enzo Bianchi.

Noi vogliamo provarci. Fabio, Doriana, Raffaella

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